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La storia dell’uomo con 120 pappagalli

Scritto da:
Alessandro
Pubblicato il:
21 Aprile 2026

Come nasce un’opera quando l’unico riferimento è un ricordo di quarant’anni fa?

Ci sono commissioni che arrivano con una cartella piena di riferimenti. Foto dello spazio, palette di colori, immagini trovate online, ispirazioni. Il lavoro di interpretazione inizia già da lì, da quel materiale visivo che il cliente ha raccolto nel tempo e che porta come una mappa del proprio gusto.

E poi ci sono commissioni come questa.

Quando Carmelo mi ha contattato, la sua richiesta era diversa da tutte le altre. Non aveva immagini. Non aveva riferimenti. Non aveva niente di visivo da mostrarmi. Aveva solo un ricordo. E quel ricordo durava da quarant’anni.

L’uomo con 120 pappagalli

Carmelo sta costruendo una villa meravigliosa nei pressi di Noto, in uno di quei paesaggi siciliani che sembrano dipinti già di loro. È un uomo con una passione fuori dal comune per i pappagalli. Nella sua vita ne ha avuti 120. Non è un numero da collezionista, è una storia lunga decenni, fatta di cure, di convivenza, di legami che chi non ha mai avuto un animale del genere fatica anche solo a immaginare.

Ma tra tutti quei pappagalli, ce n’era uno che non aveva mai smesso di portare nel cuore. Il primo. Un pappagallo blu, vissuto negli anni ’80, quando Carmelo era ancora giovane e quel piccolo animale era entrato nella sua vita come regalo da parte di suo nonno.

Di quel pappagallo non esiste nessuna fotografia. Nessun video. Era un’epoca diversa, e certe cose non si documentavano, si vivevano. Tutto quello che restava era dentro di lui: il colore preciso delle piume, la forma del becco, il modo in cui stava appollaiato, la luce che aveva negli occhi quando lo guardava.

Carmelo voleva che quella memoria avesse un posto nella sua nuova casa. Non come nostalgia, ma come presenza. Qualcosa che fosse lì ogni giorno, che lo guardasse dalla parete e che raccontasse una parte di lui che nessun’altra opera avrebbe mai potuto raccontare.

Dipingere qualcosa che non puoi vedere

Quando un cliente arriva con fotografie e riferimenti, il mio lavoro è interpretare. Quando arriva solo con le parole, il mio lavoro diventa qualcosa di diverso: ascoltare in modo così preciso da riuscire a vedere quello che l’altro descrive.

Ho fatto molte domande. E Carmelo ha risposto con una precisione che mi ha sorpreso, la precisione di chi ha tenuto un ricordo vivo per decenni senza lasciarlo sbiadire. Il colore delle piume non era un blu qualsiasi. Era un blu con un’intensità specifica, caldo in certi punti e quasi metallico in altri. Il becco aveva una forma precisa.

Più lui parlava, più il pappagallo prendeva forma. Prima nella mia testa, poi sul foglio, poi nelle bozze che gli mandavo e su cui lui tornava con nuovi dettagli, nuove correzioni, nuovi frammenti di memoria che affioravano man mano che il disegno si avvicinava a quello che aveva dentro.

È uno dei processi più lenti e più intensi che io abbia vissuto. Perché ogni revisione non era solo una correzione estetica. Era un atto di recupero. Ogni volta che aggiustavo qualcosa e lui mi rispondeva “sì, così, esatto”, sentivo che stavamo tirando fuori qualcosa di reale da un posto dove era rimasto nascosto per quarant’anni nella sua memoria.

La scelta che ha cambiato tutto

A un certo punto del percorso, mentre ragionavamo sulla composizione finale, è emersa un’idea. O forse era già lì dall’inizio, e ci ha messo un po’ ad affiorare.

Carmelo non stava cercando solo il ritratto di un pappagallo. Stava cercando il ritratto di un rapporto. Di due esseri che si erano incontrati e che non si erano mai davvero separati, anche dopo che uno dei due non c’era più fisicamente.

Abbiamo deciso di inserire un secondo pappagallo.

Il secondo pappagallo non è un animale qualsiasi aggiunto per riempire la composizione. È Carmelo. È la sua anima, rappresentata nella stessa forma di quella dell’animale che ha amato, perché in certi rapporti tra un uomo e il suo amico peloso (piumato in questo caso) la distanza tra i due finisce per assottigliarsi fino a sparire. Si diventa simili. Si diventa un riflesso l’uno dell’altro.

I due pappagalli nel quadro si guardano. Il tempo, per loro, non è mai stato un problema. Sono stati insieme per una vita intera, e continuano a esserlo anche adesso, in quel modo silenzioso in cui certe presenze restano anche quando se ne sono andate.

Quello che questo quadro racconta davvero

Il risultato finale è il ritratto di un legame. Di qualcosa che ha attraversato decenni senza perdere la sua intensità, che non ha avuto bisogno di fotografie per sopravvivere perché viveva in un posto più sicuro di qualsiasi archivio digitale.

Quel quadro adesso andrà su una parete della villa di Noto. Starà lì, in mezzo a uno dei paesaggi più belli d’Italia, in una casa costruita con cura e con intenzione. E ogni volta che Carmelo lo guarderà, vedrà due anime che si guardano. La sua e quella del primo pappagallo blu che ha amato.

Questo è quello che significa per me lavorare su commissione. Non scegliere un soggetto bello da dipingere. Ascoltare una storia che esiste solo nella memoria di una persona e trovare il modo di darle una forma che possa durare.

Ogni quadro che realizzo nasce da un percorso come questo. Più o meno lungo, più o meno complesso, ma sempre costruito su un ascolto che viene prima di qualsiasi pennellata.

Se anche tu senti di avere la scintilla e vorresti portarla su una tela… mi presento:

Sono Alessandro Vinci. Lavoro con chi sente che in casa manca ancora qualcosa di importante, qualcosa che non si trova in un negozio di arredamento. Se la storia di Carmelo e del suo Pappagallo ti ha fatto venire in mente una parete, uno spazio, o semplicemente una sensazione, possiamo parlarne. La prima consulenza è gratuita e senza impegno.

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